Share on Facebook

4 kokedama andrea ongaro rareaquaticplants iannella massimo

Premessa di Andrea Ongaro

Il Wabikusa può esser considerato come una delle più importanti novità nel settore dell’acquariologia, in particolare per quella specializzata nella coltivazione di piante. Introdotti per la prima volta in Oriente dal maestro Takashi Amano, hanno incuriosito mezzo mondo per la loro originalità: Inizialmente li consideravo uno specchietto per allodole, una trovata commerciale, ma nel tempo ho avuto modo e piacere di ricredermi. Si avvale di una tecnica già comunemente usata in vivaistica: è noto infatti come le piante coltivate in vaso, una volta messe a dimora con il proprio pane di terra, rispondano più veloce rispetto alle stesse, coltivate ad esempio in tagliola e quindi trapiantate con radici nude.

-Massimo Iannella: l'efficienza del Wabikusa in acquario si osserva con tutte le piante; in particolare i prati, che si espandono e crescono meglio rispetto a quelli inseriti con le normali tecniche di piantumazione provenienti da vasetti o CUP).

1 kokedama andrea ongaro rareaquaticplants iannella massimo

2 kokedama andrea ongaro rareaquaticplants iannella massimo 

Considerazioni tecniche e prova comparativa

Allo stesso modo le piante applicate al Wabikusa hanno un loro “pane di terra” mentre quelle coltivate su lana di roccia devono essere ripulite prima dell’impianto, comportando in tal modo una parziale perdita di radici. A tal proposito va posta un’osservazione relativamente ad un buon equilibrio tra apparato epigeo e ipogeo il quale consente alla pianta una minore spesa di energia al momento della ripresa vegetativa, energia che viene quindi spesa per l’emissione di nuovi germogli. Ecco spiegato uno dei principali vantaggi di questo prodotto, ma ce ne sono altri, appresi durante il periodo di coltivazione in cui sono stati messe a confronto diverse porzioni di Hemianthus callictrichoides coltivate con 3 metodi diversi: Wabikusa, vasetto con lana di roccia e CUP.

Vantaggi del Wabikusa

- Resistenza a stress luminosi: in presenza di alghe, la vasca era stata oscurata per 3 giorni; una volta ripristinato il foto periodo le piante su Wabikusa non sembravano aver risentito della mancanza di luce, mentre le altre piante evidenziavano chiari sintomi dallo stress indotto.

- Resistenza ai pesci: sembra una cosa strana, ma specie che occupano la zona inferiore della colonna, come ad esempio i miei Puntius rhomboocellatus, hanno la tendenza a sradicare le piante di piccole dimensioni. Con i Wabikusa ciò non avviene perchè le piantine, soprattutto quelle da prato molto piccole e facilmente sradicabili, sono saldamente ancorate al loro panetto di terra originario.

- Facilità d’impianto: ovviamente la modalità è decisamente più agevole e le tempistiche dedicate a questa operazione sono decisamente inferiori rispetto al solito metodo delle pinzette.

3 kokedama andrea ongaro rareaquaticplants iannella massimo

Messa a dimora dei Wabikusa

La preparazione e la messa a dimora richiede dei semplici ma importanti passaggi: Prima di tutto si va a frazionare il Wabikusa in modo da poter occupare una maggiore superficie in vasca. E’ consigliato tagliarlo al massimo in due porzioni (in riferimento al Wabikusa mini, cioè quelli rappresentati in foto) poiché andando ad incidere ulteriormente si  comporterebbe un’eccessiva lesione alle radici, vanificando quanto scritto sopra. Le porzioni non vanno inserite subito in vasca, bensì  lievemente sciacquate, tingendole in un bicchiere d’acqua, in modo da allontanare le particelle terrose che altrimenti andrebbero disperse nell’acquario. Fatte queste due semplici operazioni si passa alla messa a dimora, affondando semplicemente con le mani le diverse parti nel substrato. In merito alla coltivazione e relativi tassi di crescita corrispondenti ai 3 diversi campioni, non ho potuto rilevare dati riguardanti le tempistiche che fossero degni di nota, a causa di una instabilità in vasca che ha comportato diversi interventi. Una volta risolto il problema pervenuto e bilanciato il giusto dosaggio di fertilizzanti in colonna, la ripresa vegetativa è stata considerevole per tutte le piante, ma in particolare per quelle su Wabikusa, le quali esigono tutt’ora interventi di contenimento più frequenti rispetto alle altre. Questo aspetto è chiaramente visibile nelle foto riportata.

Considerazioni finali

Concludendo, nella breve esperienze fin ora maturata ho potuto constatare che i Wabikusa si sono fin da subito contraddistinti per l’evidente qualità delle piante presenti, nonostante la temperatura in serra di coltivazione non fosse ottimale (come precisatomi da Massimo Iannella) e lo stress della spedizione avvenuta in uno dei giorni più freddi dell’anno. Ed è proprio la qualità del materiale di partenza che nella maggior parte dei casi pregiudica un buon risultato. Rivolgo un doveroso ringraziamento a Massimo Iannella per avermi messo a disposizione i campioni e per i consigli prestati.

kokedama andrea ongaro rareaquaticplants iannella massimo


TUTTO L'ARTICOLO IN OGNI SUA PARTE E' DI PROPRIETA' ESCLUSIVA DI MASSIMO IANNELLATUTTI I DIRITTI RISERVATI - QUALSIASI USO PARZIALE O TOTALE DOVRA' ESSERE AUTORIZZATO

TUTTO L'ARTICOLO IN OGNI SUA PARTE E' DI PROPRIETA' ESCLUSIVA DI ANDREA ONGARO, TUTTI I DIRITTI RISERVATI - QUALSIASI USO PARZIALE O TOTALE DOVRA' ESSERE AUTORIZZATO