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TUTTE LE FOTO E I TESTI SONO DI PROPRIETA' ESCLUSIVA DI MASSIMO IANNELLA, TUTTI I DIRITTI RISERVATI - QUALSIASI USO PARZIALE O TOTALE DOVRA' ESSERE AUTORIZZATO

Eriocaulon_sp_goias_inflorescence_adventis_plants

Premessa di Iannella Massimo

I risultati ottenuti in questa pubblicazione sono di notevole importanza scientifica perché chiariscono in parte aspetti che attualmente sono totalmente sconosciuti, precisando che le mie fotografie nonché le osservazioni sono di scarsa o inesistente apparizione sul web nei siti di riferimento, caratterizzandosi come il primo studio pubblicato sulla specie Eriocaulon sp. ‘Goias’ sia di carattere hobbistico che botanico. E’ da precisare che tali osservazioni sulla specie in esame non sono state ancora effettuate sia in ambiente naturale che in cattività dalla comunità scientifica internazionale.

Tutte le procedure e le descrizioni sono di esperienza personale quindi soggette a modificazioni ed aggiornamenti. Le tecniche mostrate non garantiscono una buona percentuale di successo perché sono caratterizzate da interventi molto invasivi che compromettono la vitalità delle piante trattate. La risposta degli individui vegetali è diversa e varia in base a molti fattori. Per effettuare queste operazioni è necessario possedere conoscenze approfondite di coltivazione e botanica nonché buona manualità in florovivaismo. Consiglio questo genere di operazioni solo a coltivatori molto esperti.

Motivazione dell’applicazione

In questo trattato si rappresenta il sistema per mantenere in acquario la specie Eriocaulon sp. ‘Goias’ ma un simile discorso può essere fatto anche per altre specie di questo genere intervenendo con diverse metodologie e risposte che verranno pubblicate in seguito. Osservando l’ E. sp. ‘Goias’, in coltivazione da quasi 2 anni in alcune vasche, ho potuto constatare che per cause  legate principalmente all’abbassamento della temperatura (articolo trattato qui) la specie emette infiorescenze ed  altri apparati riproduttivi al fine di garantire la continuazione della specie come avviene in natura. Molti dei soggetti in questione sono stati coltivati in una vasca con una colonna d’acqua di 10cm ed illuminazione molto intensa, questo per dire che le condizioni da me riprodotte risultano inusuali per la totalità degli acquari di appassionati. In questo ambiente le piante emettono facilmente infiorescenze ma, insieme ad altri appassionati, abbiamo riscontrato che con colonne d’acqua maggiori questo fenomeno si riduce in modo quasi totale (salvo rarissimi casi osservati)  probabilmente perché le condizioni dei biotopi naturali sono troppo diverse e si avvicinano più a quelle di ambienti con livelli di acqua bassi. L’emissioni di infiorescenze comporta le seguenti risposte del soggetto preso in esame:

1-stasi vegetativa temporanea o prolungata anche per diversi mesi-(probabilità medio/alta)

2-degenerazione progressiva con trasparenze delle foglie giovani o vecchie (altissima probabilità)

Eriocaulon_sp_goias_transparent_dead_leaves

3-deperimento e morte della pianta (media probabilità)

Eriocaulon_sp_goias_dead_plant

4-esiguo o notevole accestimento con formazione di piante dalla base della rosetta (bassa/media probabilità)

Eriocaulon_sp_goias_low_tillering Eriocaulon_sp_goias_low_tillering_1 Eriocaulon_sp_goias_medium_tillering Eriocaulon_sp_goias_medium_tillering_1 Eriocaulon_sp_goias_high_tillering

5-produzione di infiorescenze che non superano il pelo dell’acqua con formazione di piante in sommersione sulla sommità dei capolini fiorali mettendo in evidenza carattere viviparo o di cleistogamia (bassa probabilità)

Eriocaulon_sp_goias_inflorescence_adventis_plants_submersed_2 Eriocaulon_sp_goias_inflorescence_adventis_plants_submersed Eriocaulon_sp_goias_inflorescence_adventis_plants_submersed_1

6-produzione di infiorescenze che superano il pelo dell’acqua con formazione di piante in emersione sulla sommità dei capolini fiorali mettendo in evidenza carattere viviparo o di cleistogamia (alta probabilità)

Eriocaulon_sp_goias_inflorescence_adventis_plants_emersed Eriocaulon_sp_goias_inflorescence_adventis_plants_emersed_2 Eriocaulon_sp_goias_inflorescence_adventis_plants_emersed_1 Eriocaulon_sp_goias_inflorescence_adventis_plants_emersed_3

7-produzione di infiorescenze con soli fiori (rarissima probabilità)

Eriocaulon_sp_goias_inflorescence

Parte di queste manifestazioni purtroppo ci daranno la certezza che i soggetti potrebbero morire o comunque essere compromessi per giungere al deperimento (punti 1,2,3) che in queste specie risulta spesso irreversibile. L’intervento tempestivo al verificarsi dei comportamenti descritti è necessario per mantenere e riprodurre l’ E. sp. ‘Goias’.

Applicazione della tecnica

Consiglio di effettuare le tecniche che verranno descritte solo quando la pianta inizia a formare infiorescenze o accestimento escludendo qualsiasi intervento su soggetti deboli, in fase di attecchimento, con clorosi ferrica e in generali condizioni di evidente sofferenza. Inoltre è inopportuno praticare le metodologie su piante che non presentano evidente accestimento solo al fine di riprodurle in quanto le percentuali di successo con l’applicazione della “tecnica dei tagli a cuneo” saranno ridottissime. Importante è l’utilizzo di un  bisturi affilato.

La procedura si divide in cinque tipologie:

-intervento in situ con pianta accestita non estratta

-intervento su pianta accestita completamente estratta

-intervento su pianta accestita completamente estratta con tecnica dei tagli a cuneo

-intervento su rizoma decapitato (in lavorazione)

-intervento su piante avventizie prodotte dalle infiorescenze o altri apparati (in lavorazione)

Intervento in situ con pianta accestita non estratta

Quando è evidente l’accestimento con formazione di nuove piante alla base della rosetta si attende la loro crescita di almeno 8-10cm di diametro e successivamente si effettua un distacco delle stesse tirandole leggermente verso l’esterno del cespo tenendo saldamente la base della pianta avventizia o meglio inserendo nel punto di unione con la madre un bisturi affondandolo verso il basso/interno in modo da effettuare un taglio e asportare la pianta più facilmente. Consiglio questo ultimo metodo, anche se più difficile, perché intervenendo con il primo su piante di media statura (5-10cm di altezza) c’è rischio di strappare le foglie e non distaccare la pianta avventizia perché fortemente ancorata alla madre e anche con tenaci radici nel fondo. Fatto questo si prende la nuova piantina e si colloca in una zona dell’acquario interrandola sino a coprire il colletto.

Questo tipo di intervento ci dà una possibilità di attecchimento buona, riproduzione/moltiplicazione vegetativa molto scarsa –intesa come produzione di nuove piantine da questo soggetto diviso-

Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_1

Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_2 Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_3

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Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_7 Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_8 Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_9 Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_10 Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_11 Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_12 Eriocaulon_sp_goias_in_situ_moltiplication_tecnique_13

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Intervento su pianta accestita completamente estratta

Questo tipo di applicazione va effettuata sulle piante che presentano le condizioni descritte nei punti 1,4,5,6,7. Si estrae l’individuo e si libera dalla foglie basali per mettere in evidenza il rizoma, successivamente si osservano attentamente i punti di attaccatura delle piante accestite e si effettuano i tagli. Spesso le piantine accestite, che andremo a staccare, presentano alla base delle radici proprie non molto sviluppate che vanno “comprese” nel taglio che si effettua. E’ importante sottolineare che i rizomi dell’ E. sp. ‘Goias’ sono coriacei e fibrosi, nel momento dell'operazione la pianta madre va appoggiata su un piano rigido e posizionando il bisturi nel punto prescelto si affonda con decisione. In questa operazione è facile sbagliare se non si dovesse conoscere bene la conformazione della specie in quanto non operando con la lama obliqua si potrebbe effettuare un taglio troppo lontano dal rizoma determinando l’ottenimento di una porzione non idonea perché le foglie, disposte a rosetta, senza un adeguato supporto sottostante costituito da tessuto parenchimatico, si staccherebbero compromettendo irreversibilmente la morfologia strutturale della pianta. Fatto questo si prende la nuova piantina e si colloca in una zona dell’acquario interrandola sino a coprire il colletto.

Questo tipo di intervento ci dà una possibilità di attecchimento ottima, riproduzione/moltiplicazione vegetativa scarsa –intesa come produzione di nuove piantine da questo soggetto diviso-

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Eriocaulon_sp_goias_extracted_plant_moltiplication_tecnique_2 Eriocaulon_sp_goias_extracted_plant_moltiplication_tecnique_3 Eriocaulon_sp_goias_extracted_plant_moltiplication_tecnique_4 Eriocaulon_sp_goias_extracted_plant_moltiplication_tecnique_5 Eriocaulon_sp_goias_extracted_plant_moltiplication_tecnique_6

Intervento su pianta accestita completamente estratta con tecnica dei tagli a cuneo

Premessa di Iannella Massimo

La tecnica dei cunei è il risultato che deriva dopo numerose applicazioni effettuate nel corso di circa 2 anni da Massimo Iannella su molteplici individui presi in esame della specie trattata. Questa operazione di carattere prettamente riproduttivo stimola la pianta ad una moltiplicazione vegetativa con formazione di numerosi individui.

La tecnica descritta è consigliata solo a coltivatori esperti e non si garantisce il successo perché determinato principalmente dall’esperienza dell’operatore.

Questo tipo di applicazione va effettuata sulle piante che presentano le condizioni descritte nei punti 1,2,4,5,6,7 ed in particolare su soggetti molto grandi e adulti (circa 1 anno di coltivazione) che hanno sviluppato un rizoma interrato di dimensioni generose. Si estrae l’individuo e si libera dalle foglie basali per mettere in evidenza il rizoma, successivamente si osserva attentamente la sua conformazione, che di solito è abbastanza regolare e allungata (sembra un fusto interrato), e si determina la perfetta linea che lo separerebbe a metà. Appoggiando la pianta su di un piano rigido si effettua con precisione il primo importante taglio longitudinale(in base all’osservazione precedente) ricavando due porzioni di vegetale che dovrebbero essere quasi uguali. A questo punto si prende una delle due parti e si osservano con cura le eventuali attaccature delle piante accestite in modo da delineare ipoteticamente le linee di taglio che includerebbero nelle porzioni anche una piccola parte di tessuto interno (chiamato “cuore” o “heart”) di diverso colore che varia da specie a specie (nel nostro caso è giallo-trasparente similmente a gel). In questa struttura sono presenti i tessuti meristematici dell’apice vegetativo e parenchimatici di riserva, il primo necessario a garantirci una probabile e sperata moltiplicazione con generazione di nuove piantine (percentuale di moltiplicazione ridotta quando presente una gemma vegetativa sviluppata che inibisce il differenziamento del meristema principale), il secondo per avere delle sostanze di riserva necessarie a garantire la vitalità della porzione in fase di attecchimento ed un importante sdifferenziamento per la formazione di radici o probabile emissione di gemme avventizie sul rizoma (differenziamento del meristema secondario che costituisce un obiettivo importante per la moltiplicazione). L’operazione che si effettua col bisturi dovrà garantire la formazione di porzioni a “cuneo” (comprendendo almeno una pianta) che successivamente andranno collocate in una zona dell’acquario interrandole sino a coprire il colletto. In seguito, le risposte di queste piante, possono essere molteplici:

- morte della pianta

- stasi vegetativa

- crescita e sviluppo di una sola pianta

- progressiva trasparenza delle foglie senza morte della pianta

- progressiva trasparenza delle foglie con morte della pianta

- sviluppo alla base di alcune piante avventizie

- sviluppo alla base di numerosissime piante avventizie

Questo tipo di intervento ci dà una possibilità di attecchimento molto scarsa, riproduzione/moltiplicazione vegetativa elevata –intesa come produzione di nuove piantine da questo soggetto diviso-

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Conclusioni finali e raccomandazioni

Una volta piantumate le porzioni si lasciano in loco per diversi mesi senza effettuare alcun tipo di operazione diretta escludendo completamente qualsiasi tipo di spostamento.In caso di sviluppo di molteplici piante alla base è necessario farle crescere per almeno 8-10 cm di diametro e successivamente procedere, se necessario, applicando gli interventi descritti sopra nei punti:

-intervento in situ con pianta accestita non estratta

-intervento su pianta accestita completamente estratta

-intervento su pianta accestita completamente estratta con tecnica dei tagli a cuneo

È da sottolineare che ponendo la nuova pianta sotto eventuale stress, dovuto dalla invasività degli interventi, comporta una percentuale altissima di fallanze che si possono ridurre solo operando su piante in ottima salute, molto sviluppate e coltivate da tempo (almeno 6-12 mesi).

L’applicazione delle metodologie descritte dovrebbe rallentarsi progressivamente sulle piante delle generazioni successive tra ogni intervento effettuato, cioè allungare i tempi che intercorrono tra una moltiplicazione e quella dopo in maniera crescente ed in base allo sviluppo del soggetto.

Le tecniche esposte sono soggette a modificazioni perché in corso di approfondimento e studio da parte di Iannella Massimo.