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La disponibilità del Fe dipende dalla presenza di alcuni elementi minerali quali Cu, Mn, Ca, Zn e maggiormente P che se in eccesso non facilitano la captazione dello stesso. Altresì il K invece ne stimola l'assorbimento da parte del vegetale.

La fotoriduzione è un fenomeno importante che dovrebbe favorire la riduzione in Fe2+ (in presenza di Carbonio organico) e quindi permetterne una disponibilità maggiore soprattutto nel momento di maggiore irradiazione solare (12:00). Infatti dopo almeno 5 ore di luce se ne dovrebbe riscontrare una quantità maggiore rispetto alla mattino.

Tonina_fluviatilis_hand


E' chiaro che le variabli dirette all'assorbimento del Fe sono molteplici, primis in tutto la qualità del ferro che si immette e la specie della pianta in questione. Infatti la risposta varia da pianta a pianta e spesso anche se tutte le specie presenti in vasca non presentano sintomi di carenza magari si manifesta solo su una, di sicuro la più esigente o con fisiologia predisposta ad un assorbimento diverso. Non c'è da dimenticare che tanti dei nostri substrati contengono sufficiente Fe per anni, quindi una specie con apparato radicale importante non dovrebbe averne problemi di disponibilità. Il discorso però è diverso quando si evidenzia il carattere di precipitazione di questo elemento che anche all'interno (e non solo in colonna) della pianta tende a formare ossidi e fosfati nonchè a legarsi con delle proteine che lo immobilizzano inibendone in modo assoluto la traslocazione floematica. Da qui il motivo per cui viene definito Elemento "non mobile" manifestando la carenza dapprima sulle giovani foglie (perchè presente nelle vecchie da cui non si può spostare per sopperire carenza nelle giovani) e poi, progressivamente su quelle più mature sino a sbiancarle (condizione estrema).

Tonina_fluviatilis_Fe_deficienty


Purtroppo spesso questa carenza è confusa con un'avanzata mancanza di N proprio perchè i chiari sintomi si possono evidenziare solo nei primi momenti ricordando che il Fe genera prima clorosi intervenaturale e poi ingiallimento completo.

Tonina_fluviatilis_Nitrate_deficienty


Personalmente credo che la maggior parte del Fe che forniamo alle nostre vasche viene perso (composti insolubili), le forme chelate sono più stabili e garantiscono maggior presenza nel tempo dello stesso in colonna rendendolo disponibile sia per le piante che per le alghe. Ho notato però che la forma chelata ha una risposta rallentata sulle piante in generale, sicuramente per il fatto del tempo necessario di liberarlo dal chelante da parte del vegetale.
Il gluconato è una forma chelata diversa che rende il Fe disponibile da subito e nella forma più gradita (Fe2+). Per piante con esigenti necessità questa formulazione risulta la migliore perchè si garantisce un apporto giornaliero e più controllato in quanto non si lasciano chelanti in colonna che per le loro caratterisitche potrebbero innalzare (chelando in modo reversibile), a nostra insaputa, il quantitativo di Fe in breve tempo.

Le risposte dei test non garantiscono una misurazione dei composti chelati ma spesso solo dei liberi; relativamente al discorso precedente, in presenza costante e massiccia di chelanti, sarà impossibile quantificare la presenza di Fe perchè non misurabile.


 Bibliografia: Ecologia dell'acquario di piante  - Diana L. Walstad